R. Schumann: Romanza op. 94 n. 2 per oboe - Fabien Thouand

Verso la fine degli anni quaranta dell'Ottocento Schumann iniziò a sperimentare varie forme di duo tra pianoforte e vari strumenti. Quattro numeri d'opera di questo genere furono composti solo nel 1849: in febbraio l'Adagio e Allegro per corno e pianoforte e i Fantasiestücke per clarinetto e pianoforte; in aprile i cinque Stücke im Volkston, per violoncello e pianoforte e in dicembre le tre Romanze per oboe e pianoforte. Un dono di Natale per Clara, mentre si chiudeva il 1849, anno grande per il compositore. Nelle tre Romanze dell'o.94, protagonista è il timbro, così nobilmente intimo e domestico, familiare e "grato all'udito" (per dirlo con le parole di Schumann) dell'oboe: si tratta, chiarisce il compositore, dell'orecchio dell'anima. Ad libitum, suggerisce Schumann, lo strumento può essere sostituito dal violino o dal clarinetto, ma la vittoria l'oboe l'ha conquistata sul campo. Perché traccia, con la sua penetrante discrezione, le divagazioni melodiche, perché riempie, come in un Lied, lo spazio col proprio canto, perché "rappresenta un contenuto sentimentale in una forma fantastica" (Schlegel). Perché rende compiutamente l'idea della Romanza, composizione che non aspira ad una forma forte e grande, piuttosto a non tradire il carattere amoroso. Essenziali le indicazioni per i tre movimenti: 'Nicht schnell' (Non veloce) per il primo e il terzo, 'Einfach, innig' (Semplice, intimo) per il secondo. L'unità dell'opera si costituisce nell'intensità del dialogo tra i due solisti; un colloquio che conosce un fitto, continuo lavorìo di variazioni, sommesse ma percepibili; mutano, all'interno delle frasi diatoniche, gli intervalli, i rapporti tra le voci, i loro colori, ma non si allenta la seduzione del racconto, che non avverte la necessità di un cammino, di una meta per persuadere. "Non sono certo un pensatore, - aveva scritto da ragazzo - non riesco mai a proseguire logicamente il filo di un buon pensiero... Fantasia, credo di averne"